Arredare la casa con una radio vintage: guida all’acquisto

Ogni buon amante del vintage (ok, tutti sappiamo cosa sia il vintage, ma cosa ne sapete della sua declinazione italiana?) adora circondarsi da oggetti d’altri tempi, in grado di sprigionare non solo ricordi di un lontano passato ma anche tutto quel fascino e quell’eleganza che ai giorni nostri sembrano essere stati dimenticati. Fra i complementi d’arredo e gli accessori più gettonati di questa categoria, oltre agli orologi, ai vecchi telefoni e alle macchine da cucire delle nostre nonne, spiccano senz’altro le radio d’epoca: fin dai primi anni del Novecento, infatti, le radio non vengono utilizzate solo per ascoltare musica e notiziari ma anche per dare quel tocco in più ai nostri soggiorni e ai nostri salotti. Grazie ai loro telai in legno e alle caratteristiche manopole, molte radio vintage non sono solo degli elettrodomestici ma dei veri e propri capolavori di design.

Le prime radio arrivano nelle case degli italiani

Quando si parla di radio, si parla anche di Italia… e quindi di stile: dopotutto era italianissimo Guglielmo Marconi, premio Nobel per la fisica nel 1909 proprio per il suo contributo allo sviluppo di un sistema di telecomunicazione a distanza tramite onde radio. Quello che inizialmente era noto come “telegrafo” non impiegò molto tempo prima di trasformarsi definitivamente in radio e successivamente in televisione. Da allora questi apparecchi sono stati testimoni dei più importanti eventi della storia dell’uomo, contribuendo a raccontarli a più generazioni: proprio per questo il valore di una radio vintage è incalcolabile: già dagli anni ‘20 infatti questi oggetti in legno, muniti di manopole, erano considerati dei veri e propri complementi d’arredo attorno ai quali l’intera famiglia si riuniva dopo cena, magari per ascoltare un po’ di musica tutti assieme. In quel periodo si potevano trovare in commercio due principali modelli: la radio a cristalli, economica ed accessibile, e quella a valvole, decisamente più costosa. Il numero delle valvole andava a influire direttamente sul prezzo, che variava anche in base alla presenza o meno di un sistema di amplificazione diretta. Queste prime tipologie di radio andavano sintonizzate tramite la rotazione di appositi pomelli e grazie all’orientamento di un’antenna; sul finire degli anni ‘20 subentrano i più comodi apparecchi ad alimentazione elettrica, mentre il decennio successivo ha visto la nascita della scala per indicare la sintonia: la cosiddetta “scala parlante”, che ha tracciato una linea di confine con la precedente era in cui si potevano ricevere solo le onde medie.

Le radio in legno degli anni ‘30 e ‘40: sobrietà ed eleganza

Dopo questa doverosa parentesi storica, andiamo a vedere quali sono le maggiori case italiane che hanno presentato sul mercato le radio più celebri ed iconiche della prima metà del Novecento. Dal 1912 La Voce del Padrone è stata una delle prime compagnie a distribuire radio nel Belpaese: con sede a Milano era il corrispettivo nostrano dell’inglese His Master’s Voice e i suoi modelli dallo chassis in legno sono ancora molto ricercati, soprattutto i modelli della serie 500 definita Sintorapida, oppure il rappresentativo Mod. 5MC definito Eridania e caratterizzato dal rivestimento lucido in impiallacciato palissandro. Un’altra casa milanese nota per alcuni apparecchi davvero notevoli dal punto di vista iconico era la Safar, che soprattutto con la Super Melode – oggi molto rara, con il suo elegante design decò – riuscì a far breccia nell’immaginario popolare. Anche la Minerva Radio, seppur nata in Austria, avviò le sue attività a Milano nella seconda metà degli anni ‘30 con il nome di Italminerva; nell’immediato dopoguerra, dalle sue fabbriche sono usciti alcuni dei modelli di radio più popolari e riconoscibili di quel periodo, in particolare il 506 Perla e il 1576 Aprica. Tutti i modelli citati sono ormai molto rari e difficili da reperire se non attraverso i canali dedicati e il mercato dei collezionisti; ma il loro prezzo scende considerevolmente se si tratta di apparecchi non funzionanti e quindi dalla sola utilità estetica: arredare il soggiorno con uno di questi pezzi di storia non è quindi impossibile, anche se ci vuole un gran lavoro di ricerca e – possibilmente – cura per il restauro.

Gli anni ‘50 e ‘60 e l’avvento delle radio di design

Dalla fine del periodo bellico, il continuo crescendo di benessere ed ottimismo ha spinto le aziende specializzate a progettare e a disegnare modelli di radio sempre più particolari e caratteristici; non più quindi modelli figli del loro tempo e costruiti per integrarsi con l’arredo casalingo, ma vere e proprie piccole opere d’arte nate per distinguersi e spiccare dal resto; sono gli anni delle radio valvolari e, in seguito, delle prime tecnologie a transistor (giunte sul mercato negli con l’inizio degli anni ‘60). In questi anni nascono alcuni dei modelli di radio più iconici in assoluto, frutto di un design ricercato e d’autore; se nel paragrafo precedente infatti abbiamo descritto degli apparecchi affascinanti ma spesso inadatti a fondersi con una mobilia moderna – anche se ovviamente tutto dipende dalle necessità di arredo di ognuno – nei decenni successivi sono nati dei capolavori dall’eleganza unica come ad esempio la SK2 della Braun. I designer Artur Braun e Fritz Eichler capirono che le vecchie radio massicce del periodo antecedente alla guerra erano ormai cosa sorpassata e iniziarono un percorso di ritorno all’essenziale, realizzando una serie di elettrodomestici che tutt’oggi oltre a funzionare alla perfezione fungono da perfetti complementi d’arredo: la SK2 si può trovare infatti in molte case così come nei musei di design di tutto il mondo. Se riuscite a farla vostra, potrete dire di avere in casa una vera e propria icona degli anni ‘50! Ma anche l’Italia ha sfornato un’eccellenza assoluta nel campo: la Brionvega, fondata nell’immediato dopoguerra, è famosa in tutto il mondo per la sua radio TS522, nota come “radio Cubo” per via della sua caratteristica forma; disegnata dagli architetti Marco Zanuso e Richard Sapper, questa radio è uno dei simboli del design italiano degli anni ‘60 ed è perfetta sia come apparecchio radiofonico che come oggetto da esporre fieramente nel proprio soggiorno: tutt’oggi, infatti, ha un aspetto moderno e minimale davvero affascinante. Buona caccia allora, nei mercatini, su siti di aste online o magari – perchè no – da qualche parte nella vostra cantina!