Baffi Stile Vintage Quali Quanti Tipi Come Crescere Curare

Baffi in stile vintage: quanti tipi ne esistono, come farli crescere e curare

Negli ultimi tempi, per quanto riguarda il look maschile, la barba sembra essere tornata prepotentemente di moda e noi stessi ne abbiamo parlato su queste stesse pagine. Ma chiunque intenda ottenere un aspetto davvero vintage, gli unici veri accessori di bellezza per l’uomo rimangono i sempreverdi baffi: spesso usati per dare un tocco ironico alla propria persona, altre volte per pura eccentricità, il baffo è fin dai primi anni del Novecento il primo alleato di ogni gran gentiluomo.

Ma quanti stili di baffi esistono e come possiamo curarli affinché siano coerenti con il nostro outfit d’altri tempi? In questo articolo cercheremo di scoprirlo assieme, in un rapido vademecum sul mondo dei baffi e sulla storia dei vari stili.

Le tipologie di baffo più comuni e quelle più stravaganti

Come spesso accade, anche nel caso dei baffi ad ogni epoca storia corrispondono stili e abitudini ben precise. Prima di avventurarci nel mondo dei baffi vintage, andiamo a vedere quali sono in generale i tipi di baffo più conosciuti e adottati; innanzitutto, il classico baffo cosiddetto al naturale, l’ideale per chi si approccia per la prima volta a questo mondo e non è ancora abituato a portare i baffi. Lasciandoli crescere normalmente, semplicemente evitando di radersi per circa un mese (radendosi ovviamente il resto del volto), i baffi al naturale sono la soluzione più semplice e adatta a chi non vuole perdere troppo tempo, sebbene l’ideale sarebbe curarli costantemente con l’apposita cera.

Per chi vuole osare un po’ di più, invece, c’è il caro vecchio baffo a Chevron che negli anni ‘80 andavano per la maggiore: questo stile richiede una forma del volto piuttosto squadrata e dai tratti decisi, e per realizzarlo è necessario avere una certa dimestichezza con il rasoio; il più celebre esponente del baffo a Chevron nella cultura popolare è sicuramente il Tom Selleck di Magnum P.I., ma negli anni ‘70 li portavano davvero tutti. Ad ogni modo, si tratta di uno stile decisamente poco elegante e ancor meno vintage. Ben più retrò ma ancora meno eleganti, probabilmente, sono i cosiddetti baffi a ferro di cavallo (spesso erroneamente confusi come conosciuti anche come “baffi a manubrio”, dei quali parleremo in seguito): uno stile piuttosto stravagante e non molto elegante, più adatto a un wrestler che ad un vero gentiluomo!

In compenso, lasciandoli crescere per qualche altro mese fino a coprire le guance per poi piegarli all’insù si può ottenere un abbondante baffo Imperiale – altresì conosciuto come “Monarchico” – degno di un sovrano d’altri tempi!

Baffi vintage, dalla classica pennetta al baffo a ferro di cavallo

Se vogliamo ottenere dei veri baffi in stile vintage, però, una delle soluzioni più classiche e riconoscibili è senz’altro la cosiddetta “pennetta” (chiamato anche “baffo a fiammifero”): popolarissimo fra gli anni ‘20 e gli anni ‘50, questo look oramai molto poco utilizzato rappresenta davvero una piccola fetta di storia. Il baffo a pennetta è composto da una sottilissima striscia di peli che va a delineare il labbro superiore: il primo celebre portabandiera di questo stile fu il divo del cinema muto John Gilbert, ma fu Clark Gable negli anni ‘40 a farlo diventare un fenomeno di massa con la sua interpretazione nel film “Via col Vento”; in Italia, i baffi a pennetta o a fiammifero furono sdoganati nientemeno che da Antonio De Curtis, in arte Totò, che li sfoggiava con la sua indimenticabile ironia nel film “Guardie e Ladri”. Ma per noi amanti della musica – ed in particolare dello swing all’italiana – la pennetta era soprattutto il baffo del mitico Fred Buscaglione, uno dei più grandi interpreti del nostro genere musicale preferito. Un altro baffo dall’aspetto decisamente vintage è il classico “manubrio”: si ottiene lasciandoli crescere per qualche mese al naturale, per poi arricciarne le estremità utilizzando l’apposita cera per baffi. È un baffo molto difficile da portare, più ancora della sopracitata pennetta, perchè richiede gran cura e una certa costanza nel mantenere la forma arricciata (che si può riuscire ad ottenere anche con una piega naturale, senza uso di cera). Nel manubrio “classico”, il più distintivo, le estremità dei baffi si concludono oltre alle guance con delle grandi spirali; nel “piccolo manubrio”, invece, gli arricciamenti sono più contenuti e si fermano prima delle guance. Nel manubrio inglese invece si rinuncia alle spirali sulle estremità e ci si limita a raddrizzare i baffi verso l’esterno.

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Curare il proprio baffo vintage, quali metodi, prodotti e accessori?

Oltre agli stili sopracitati vi sono altre tipologie di baffi vintage: un’altra senz’altro meritevole di menzione è il baffo “alla Dalì”, così chiamato per essere stato reso noto dall’omonimo artista; come potrete immaginare se avete bene in mente le fotografie più celebri di Salvador Dalì, si tratta di un paio di baffi lunghi, sottili e piegati all’insù, decisamente eccentrici se non addirittura improbabili: la quantità di cera per baffi richiesta è ingente, ed anche la pazienza per modellarli. La leggenda vuole che Dalì si facesse addirittura fotografare a testa in giù per lasciare che fosse la gravità a fare il grosso del lavoro, per poi girare la foto una volta sviluppata! Un altro baffo vintage molto caratteristico è quello a spazzola, che Charlie Chaplin portava negli anni ‘30: purtroppo, nel corso del decennio successivo fu un’altra triste figura della nostra storia a renderli sinonimo di qualcosa di orribile, per cui questo stile oggi è caduto in disuso.

Quale che sia lo stile prescelto, comunque, avrete bisogno di poche semplici ma fondamentali regole per mantenere al meglio i vostri baffi: innanzitutto dei lavaggi quotidiani, in particolare in seguito ai pasti. In secondo luogo, utilizzare sempre i prodotti appositi per la loro cura: dello shampoo specifico, quindi, oppure dell’olio da barba. La spazzola e la cera devono diventare dei fedeli compagni da viaggio per poter eseguire ogni rifinitura all’occorrenza. Inizialmente, comunque, il consiglio migliore è sempre quello di rivolgersi ad un professionista quantomeno per il taglio: dopodiché, con la pratica, ci si può munire di rasoio (elettrico o manuale a seconda del gusto, il primo è decisamente più comodo se si è alle prime armi) e di pettine da barba per riordinare i peli e riuscire a spalmare più uniformemente la cera.