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Chi era Big Joe Turner: la biografia e le sue migliori canzoni

Quando si parla di grandi musicisti, nella maggior parte dei casi la grandezza è intesa in senso strettamente figurato… ma nella storia della musica ci sono degli esempi nei quali la definizione va presa anche alla lettera: è il caso di Big Joe Turner, corpulento e talentuoso cantante americano che – grazie a un timbro inconfondibile – si è ritagliato un ruolo di primo piano nel mondo del blues e del rock and roll.

In cinquant’anni di carriera Big Joe ha lasciato un’impronta indelebile, influenzando decine di artisti a venire ed entrando nell’immaginario collettivo: in questo articolo andremo a ripercorrere la storia della sua carriera, raccontandone l’ascesa in campo discografico e consigliandovi – nel caso non le conosciate – le sue migliori canzoni. Mettetevi belli comodi dunque… e buona lettura a tutti gli amanti della musica vintage!

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I primi anni di Big Joe insieme a Pete Johnson

Joseph Vernon Turner Jr. nasce il 18 maggio del 1911 in una delle città simbolo del blues americano, ovvero Kansas City: qui, sulle rive del fiume Missouri, il giovane è costretto a crescere senza padre (che morì in un incidente sul lavoro quando suo figlio aveva solo quattro anni) e in condizioni di povertà. I pochi soldi che riusciva ad accumulare arrivavano dalle sue performance canore agli angoli della strada: i passanti, infatti, non potevano fare a meno di chiedersi come un ragazzino potesse avere una voce simile…

Fu proprio questo dono a permettere al buon Big Joe – già ben piazzato fin dall’adolescenza – di abbandonare gli studi anzitempo, a soli 14 anni, per dedicarsi al canto: esibendosi nei locali notturni di Kansas City con il nome di The Singing Barman, il nostro è stato in grado di farsi le ossa e di fare addirittura coppia fissa al Sunset Club con il pianista boogie-woogie Pete Johnson. La sintonia fra i due era tale che dopo soli pochi anni presero la decisione di abbandonare la loro città e di tentare la fortuna a New York.

Il duo sbarca nella Grande Mela nel 1936. Qui riescono a suonare assieme a Benny Goodman, il re dello swing. Ma non bastò a farli spiccare sull’enorme numero di artisti che si esibivano all’epoca nei club della grande città: ci vollero ben due anni prima che il celebre talent scout John Hammond si accorgesse di loro, offrendogli di entrare a far parte della sua scuderia di musicisti. Grazie a lui, il duo nel 1938 ha l’occasione di esibirsi alla Carnegie Hall e di farsi definitivamente notare dal grande pubblico!

Il successo e l’ingresso nella Blues Hall of Fame

Nel 1939, la voce di Big Joe Turner è già conosciuta da tutti a New York. Inizia così ad esibirsi in pianta stabile al Café Society, uno dei club più esclusivi di New York, sempre con l’accompagnamento al piano dell’inseparabile amico Pete Johnson. In questi anni Big Joe condivide il palco con artisti del calibro di Frankie Newton e Billie Holiday, scrivendo e interpretando alcune delle sue migliori canzoni e firmando un importante contratto con la Decca, che gli permetterà di incidere finalmente la sua voce su disco.

Nei primi anni ‘40 Big Joe Turner vola a Los Angeles e realizza un altro importante passo della sua carriera, cantando per l’allora già leggendario Duke Ellington e riuscendo a ritagliarsi dei piccoli ruoli in alcuni musical di Hollywood. Neanche la Seconda Guerra Mondiale riesce a interrompere la sua carriera: anzi, nel settembre del 1945 ha l’opportunità di esibirsi al Cavalcades of Jazz, un concerto che vedeva ospiti – tra gli altri – anche nomi del calibro di Dizzy Gillespie e Count Basie.

La carriera di Big Joe visse poi una seconda giovinezza nel 1954, quando il successo di Shake Rattle and Roll lo rese ancora più conosciuto fra i giovani amanti del rock and roll: per dieci anni fu uno dei cantanti rock più amati e solo intorno alla metà degli anni ‘60 abbandonò la musica più popolare per tornare alle sue radici blues. E nel 1983, solo due anni prima della morte, Big Joe Turner viene indotto nella Blues Hall of Fame: un riconoscimento sacrosanto che spetta solo ai più grandi di sempre.

Quali sono le migliori canzoni di Big Joe Turner?

Shake, Rattle & Roll (1954) è sicuramente la canzone più famosa di Big Joe, anche se probabilmente non la migliore a nostro avviso. Arriva nel momento più “rock and roll” della sua carriera e il testo racconta dell’importanza di sfruttare al massimo ogni singolo momento delle nostre giornate per ottenerne il meglio. Si tratta di un pezzo perfetto per scatenarsi in pista, ed è per questo che non manca mai nei migliori DJ set a tema…

Anche Corrine Corrina (1956) arriva dal decennio del rock per eccellenza ed è – quantomeno dal punto di vista del testo – una canzone d’amore tra le più classiche mai interpretate da Big Joe. Nel testo, recitato con il solito inconfondibile timbro blues, il nostro parla di quanto sia bello essere innamorati ed avere la testa fra le nuvole: beh, non possiamo fare altro che essere d’accordo e fischiettarne il tema assieme a lui.

Ma Big Joe non ha sempre parlato di amore e buoni sentimenti: Flip Flop and Fly (1955), infatti, affronta delle emozioni più oscure e depressive… sottolineando come la musica, però, possa essere in grado di farci uscire anche dalle situazioni più difficili. Il ritmo incalzante, comunque, la rende una canzone perfetta per sfogarci e liberarci dai nostri demoni direttamente sulla pista da ballo!

Un’altra delle canzoni più note di Big Joe Turner è Boogie Woogie Country Girl (1956), che – come si può intuire fin dal titolo – è ancora una volta un inno ai sentimenti più belli. Il testo parla di una ragazza di campagna che si innamora del boogie woogie e che, nei fine settimana, scende in città per raggiungere il juke box più vicino e ascoltare la sua musica preferita: insomma, un vero inno all’amore per la musica.

Per rivelarvi il nostro pezzo di Big Joe Turner preferito non possiamo che fare un salto indietro nel tempo e tornare alla swing era: la canzone si chiama Roll ‘em Pete (1939) e quel “Pete” è proprio lo stesso Pete Johnson di cui abbiamo già parlato, compagno di mille concerti ed esibizioni. Anche stavolta è una canzone d’amore, sebbene il ritmo indiavolato ce ne faccia quasi dimenticare: riuscite per caso a stare fermi ascoltandola?