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Chi era Billie Holiday e quali sono le sue migliori canzoni

Per quanto si possa dire che la musica è una questione di gusti, ci sono degli aspetti sui quali non si può proprio sindacare: se dovessimo stilare un elenco delle più grandi voci jazz femminili di sempre, infatti, è molto probabile che al primo posto (o comunque sicuramente sul podio) ritroveremmo la leggendaria Billie Holiday. Un timbro unico e inconfondibile che ha fatto letteralmente la storia del blues e dello swing

Ma dietro a questa incredibile voce c’era anche e soprattutto una gran donna, carismatica e dalla personalità ricca di sfumature… e come spesso accade nel mondo degli artisti, anche piena di demoni. In questo articolo andremo a ripercorrere velocemente la sua lunga storia, ricostruendo la sua carriera e andando infine a scoprire quali sono le canzoni che l’hanno resa un’icona leggendaria: buona lettura a tutti!

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La biografia Billie Holiday: dall’infanzia ai primi successi

Anche se tutti oggi la conosciamo come Billie Holiday, il nome di battesimo della più grande voce jazz della storia è un altro: era il 7 aprile del 1915, infatti, quando Eleanora Fagan nasceva a Philadelphia. Sua madre era poco più che una ragazzina e suo padre, stando alle voci dell’epoca, pare fosse proprio quel Clarence Holiday che divenne un celebre jazzista nel corso degli anni ‘20. Tuttavia il genitore non era quasi mai presente, tanto che la madre Sadie si risposò nel 1920… dando alla piccola Eleanore l’illusione di una vita normale.

Ma il matrimonio durò poco, purtroppo: madre e figlia si ritrovarono così ad affrontare la vita da sole. Nel 1925 la ragazzina trovò accoglienza in una struttura per giovani afroamericani in difficoltà: qui visse tempi duri, ma ebbe la fortuna di scoprire la musica e i dischi di Bessie Smith e Louis Armstrong. Qualche anno dopo si trasferì con la madre a New York e trovò lavoro in una casa chiusa: sembrava il periodo peggiore per la giovane, ma la musica accorse ancora una volta in suo aiuto…

Nel 1930, appena quindicenne, Eleanor iniziò ad esibirsi come cantante nei club jazz di Harlem e si ribattezzò in onore di Billie Dove, la sua attrice preferita dell’epoca. Nasce così il mito di “Billie Holiday” e ci vuole davvero poco prima che se accorga anche la gente “che conta”: nel 1933 viene notata da John Hammond, noto produttore, che la spinse ad accettare una collaborazione con l’allora appena emergente clarinettista Benny Goodman. Il resto, come si suol dire, è storia!

Billie Holiday e le collaborazioni con i grandi bandleader

Il sodalizio con Benny Goodman – uno dei più grandi bandleader swing di sempre – fu fondamentale nel successo di Billie Holiday: insieme a lui registrò infatti diversi singoli. La sua voce era espressiva e malinconica, perfetta per il mood che trasmetteva la maggior parte dei pezzi jazz. Fu così che iniziarono altre fruttuose collaborazioni ad alto livello, questa volta con i pianisti Teddy Wilson e Duke Ellington; con quest’ultimo, Billie Holiday comparì anche nel cortometraggio Symphony in Black (1935).

Gli anni ‘40 furono molto difficili a causa di un matrimonio fallimentare con il trombettista Joe Guy, che per primo la avvicinò agli oppiacei. Nonostante ciò fu ugualmente in grado di continuare a lavorare ad alti livelli, pubblicando diversi dischi sotto etichetta Commodore e comparendo in diversi film (nel musical La Città del Jazz ebbe addirittura modo di figurare al fianco del suo idolo Louis Armstrong). L’unico insuccesso avvenne negli anni ‘50, nel corso di una sfortunata tournée europea, davanti a un pubblico totalmente impreparato al jazz.

Anni di abusi però si rivelarono tragicamente fatali per la grande cantante: alcool e droghe la portarono a sviluppare una grave cirrosi epatica, che lei decise infaustamente di trascurare. Le sue condizioni fisiche peggioravano di giorno in giorno e il triste epilogo arrivò il 21 maggio del 1959, quando venne trovata priva di sensi nel suo appartamento a New York: morì in ospedale dopo due mesi trascorsi fra la vita e la morte… lasciando un segno indelebile nella storia della musica jazz e un vuoto nel cuore di milioni di fan.

Quali sono le migliori canzoni di Billie Holiday

Difficile fare un elenco delle canzoni più belle di Billie Holiday, soprattutto se si considera che il suo timbro inconfondibile rendeva unica ogni sua interpretazione. La sua canzone più profonda e importante, però, rimane con pochi dubbi Strange Fruit del 1937: con questo pezzo, la Holiday firmava una dura condanna contro ogni forma di razzismo, un atto che la portò ad essere accusata di fomentare la rabbia dei giovani afroamericani (motivo per cui venne spiata dal governo americano per diversi anni). 

Risale invece al 1944 l’altrettanto nota (anche se meno incisiva dal punto di vista sociale e politico) I’ll Be Seeing You, uno standard jazz dai toni sentimentali che divenne un grandissimo successo nel corso della Seconda Guerra Mondiale. La versione cantata da Billie Holiday fu riarrangiata da Eddie Heywood e dalla sua orchestra e si gioca con la versione di Bing Crosby il titolo di interpretazione più conosciuta di questa celebre canzone.

Un altro pezzo ricorrente nella carriera di Billie Holiday è Solitude: la registrò varie volte nel corso della sua breve ma intensa carriera, sotto diverse etichette. La canzone fu scritta originariamente da Duke Ellington, ma la versione più nota della Holiday è quella realizzata assieme al pianista Oscar Petersen e al bassista Ray Brown; anche Ella Fitzgerald ed Etta James la cantarono in seguito, ma nessuno è più riuscito a conferire a questa canzone lo stesso tono che le dette Billie Holiday!

Nel 1952 è il turno di Blue Moon: il pezzo fu reso celebre dal film Colazione da Tiffany con Audrey Hepburn. Tuttavia, in pochi sanno che la canzone in sé è nata diversi decenni prima, tramandandosi a livello vocale di generazione in generazione: la versione di Billie Holiday è in ogni caso unica nel suo genere, considerate le libertà che l’artista si prende sia a livello vocale che di melodia.