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Clem Sacco, storia del cantautore del rock demenziale italiano

L’Italia stava vivendo, nel corso degli anni ‘60, una vera e propria rinascita economica. Erano gli anni del cosiddetto “boom”, che avrebbero portato il Belpaese a diventare una delle grandi potenze non solo europee ma addirittura mondiali. Nello stesso periodo, il pubblico stava iniziando a stancarsi della solita musica leggera e andava alla ricerca di modelli più internazionali… come ad esempio il rock and roll che spopolava negli States.

Nel corso degli anni ‘50, infatti, artisti come Elvis Presley e Little Richard infuocarono i palchi d’oltreoceano, rendendo popolare la musica ribelle per eccellenza! Da noi, come spesso accade, il fenomeno arrivò con qualche anno di ritardo: cantanti popolari come Little Tony, ad esempio, ma anche meno ricordati – purtroppo – come Clem Sacco. Chi è costui? Se non lo sapete, continuate a leggere: vi aspetta una grandissima (ri)scoperta!

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I primi anni di Clem Sacco e la vocazione lirica

La storia di questo grande artista parte da lontano, addirittura da un altro continente: è il 19 maggio del 1933 quando Clemente Sacco nasce al Cairo, in Egitto. I suoi genitori – papà siciliano e mamma piemontese – emigrarono nel nord dell’Africa anni prima in cerca di fortune, come molti altri nostri connazionali fecero agli inizi del secolo scorso. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale purtroppo mise a dura prova la vita della famiglia, che fino ad allora aveva vissuto in pace con i soli frutti del duro lavoro…

Suo padre, ingegnere, divenne prigioniero di guerra nel 1940 e toccò alla madre crescere il piccolo Clemente nel corso della detenzione, aiutandolo con gli studi e cercando di sostenerlo nelle sue passioni. Fin da piccolo, il nostro amava cantare e il suo primo colpo di fulmine fu per la musica lirica. Con il termine del conflitto, l’incubo per la famiglia Sacco si concluse e furono finalmente liberi di tornare alla propria vita; fu così che Clemente potè iniziare a prendere lezioni di canto e violino al conservatorio del Cairo.

Dopo essere stato espulso da scuola per via del suo turbolento ed esuberante carattere, nel 1952 il diciannovenne Clemente Sacco si trasferisce finalmente nel paese d’origine dei suoi genitori; qui in Italia, a Milano, può continuare a coltivare la sua passione per il canto… finanziando il suo percorso artistico con diversi lavori: dapprima fruttivendolo al mercato generale, in seguito istruttore in palestra. Dopo pochi mesi si diploma in canto e partecipa a un’audizione come baritono, aggiudicandosi il secondo posto.

La scoperta del rock and roll e la nascita della CSR

Clemente non nasconde un pizzico di delusione per la vittoria mancata di un soffio, che l’avrebbe reso protagonista della stagione lirica a venire. Ma come tutti i grandi artisti, il nostro è riuscito a trasformare questa momentanea amarezza in un’occasione per reinventarsi: in quel momento, infatti, decise che non avrebbe più cercato di ritagliarsi un ruolo nell’ambito dell’opera e della musica classica, ma che avrebbe iniziato un percorso nella musica più leggera e popolare

È il 1955 e Clemente vede subito il futuro in quella nuova e scatenata forma musicale proveniente dall’america: Elvis Presley, ovviamente, ma non solo… il rock and roll muove i suoi primi passi anche in Italia, inizialmente soltanto sotto forma di nastri e di singole canzoni ascoltabili solo nei juke-box. Nel 1958 inizia così ad esibirsi in alcuni locali di Milano, scrivendo le sue prime canzoni e cercando di sviluppare uno stile personale; nello stesso anno, grazie alla Smeraldo Records, esce il suo primo disco: You are my destiny.

Il suo esordio nel mondo del boogie vero arriva pochissimo tempo dopo: si chiama Agnese’s Rock (il titolo è un omaggio alla figlia neonata del suo maestro Santé Palumbo) ed è subito un successo. Per gestire al meglio la sua immagine e la sua carriera, Clemente fonda la CSR (acronimo di “Clem Sacco Record”), una delle prime label discografiche indipendenti del Belpaese. Nel corso dei primi anni ‘60, Clem inizia una carriera fatta di canzoni rock tanto scatenate quanto irrivedenti, alcune addirittura oltre i limiti del consentito!

La carriera di Clem Sacco dagli anni ‘60 ad oggi

Sì, perchè lo stile di Clem Sacco era davvero qualcosa di unico: basti pensare a una delle sue canzoni più iconiche, Oh mama, voglio l’uovo alla coque, e alle sue discutibili ma divertentissime rime! Passaggi come voglio fare il casqué / scivolando dal bidet oppure gridare uè uè / come fan gli scimpanzé gli valsero nel 1961 il marchio di artista scomodo ed eccessivamente sopra le righe per poter apparire in televisione. Fortunatamente, un altro grande cantante giunse in suo aiuto…

Il grande Adriano Celentano, infatti, dovendo partire per il servizio militare scelse proprio Clem Sacco come suo sostituto. Per oltre un anno, Clem vestì i panni del Molleggiato nel contesto de “I Ribelli”, il gruppo rock dell’Adriano nazionale: il pubblico andò in visibilio nell’osservare l’esuberanza della nuova giovane stella del rock, che vede in questo breve periodo la sua stella splendere come mai era successo prima. Dopo questa magnifica avventura, nel 1962 fonda “Clem Sacco e i suoi Califfi”, la sua band ufficiale.

Con questo gruppo (formato assieme ai chitarristi Gigi Rizzi e Gino Santercole, e con Enrico Maria Papes alla batteria), Clem Sacco continua a diffondere il suo rock demenziale con canzoni al limite dell’assurdo: non proprio l’ingrediente ideale per il successo; finì per allontanarsi pian piano dalla scena, trasferendosi a Tenerife, in Spagna, dove ancora oggi non smette di affrontare la vita con lo stesso folle senso dell’umorismo: un artista decisamente sottovalutato che abbiamo il compito di non dimenticare!