Il Fox-Trot, che cos'è e come si balla l'antenato dello Swing - Stile Millelire
fox-trot-cosa-come-si-balla-antenato-swing

Il Fox-Trot, che cos’è e come si balla l’antenato dello Swing

Per noi di Stile Millelire il ballo è una delle più grandi passioni: abbiamo già avuto modo di parlarvi del Lindy Hop, del Jitterbug, del Collegiate Shag e di tutte le possibili varianti che vanno a comporre l’universo della musica e della danza swing. Ma prima ancora che l’era delle big band del jazz prendesse definitivamente forma nella New York degli anni ‘30 e ‘40, erano ben altri i balli sui quali ci si poteva scatenare: uno di questi era il Fox-Trot, una disciplina versatile e relativamente facile che si può presentare in diverse forme e che rimane tutt’oggi – a più di un secolo dalla sua nascita – uno dei balli più diffusi e praticati. Se volete scoprirne la storia, continuate a leggere!

Quando nasce il Fox-Trot, come si è diffuso e perchè si chiama così?

Come molti altri balli dei quali vi abbiamo narrato la storia, anche il Fox-Trot nasce negli Stati Uniti e vede le sue origini nei suoni tipici della musica nera: in questo caso bisogna risalire al ragtime, uno stile musicale popolare che i pianisti di colore iniziarono a suonare nella seconda metà del 1800; soprattutto nei locali degli stati del Middle West, questo genere spopolava e i musicisti erano soliti riarrangiarle più popolari canzoni europee con questi particolari suoni sincopati. L’importanza del ragtime non va sottovalutata in quanto spianò la strada anche all’avvento del jazz, che nel secolo successivo sboccerà definitivamente; ma proprio mentre il jazz stava prendendo pian piano forma, si generò quasi spontaneamente ciò che oggi conosciamo come Fox-Trot.

Erano i primi anni del 1900 quando si iniziò a ballare questa musica: i primi ballerini vi costruirono attorno una serie di semplici figure che consistevano in camminate, salti e chassè. Sull’origine del nome le leggende si sprecano: letteralmente, il “Fox-Trot” è il cosiddetto “trotto della volpe” ed alcuni pensano che anche questo aspetto derivi dal ragtime: molte erano infatti le danze popolari in questo stile che venivano battezzate con nomi di animale (basti pensare al turkey trot, al peacock glide o al fish step); altri invece ne fanno risalire l’origine al nome dell’impresario Harry Fox, uno dei primi ad organizzare degli spettacoli basati su questo ballo a New York.

La maggior parte degli storici, però, sembra concorde nell’attribuire la genesi di questo ballo all’attore californiano Harry Fox e che inizialmente venisse chiamato trotting step. Quale che sia la verità, comunque, a partire dal 1914 il Fox-Trot ha iniziato ad essere insegnato in quasi tutte le scuole di ballo americane, per poi giungere ufficialmente in Europa l’anno successiva.

Come si balla e quali sono le caratteristiche principali del Fox-Trot

Una volta giunto a Londra, il ballerino Oscar Duryea provvide a modificare leggermente il Fox-Trot, abolendone i movimenti più bruschi e traendo ispirazione dai valzer lenti: nacque così un ballo completamente diverso da quello americano delle origini, del quale però parleremo più approfonditamente nel paragrafo successivo. Ora cercheremo invece di capire come si balla il Fox-Trot e quali siano le sue principali caratteristiche in termini di passi, figure e movimenti: dal punto di vista strettamente tecnico, il suo ritmo base è un semplice slow-slow quick-quick in 4/4, e ogni passo lento occupa due battiti. I passi veloci, invece, ne occupano uno soltanto. In genere ci troviamo su dei ritmi da 40 o 50 battute al minuto, ma può essere anche più lento all’occorrenza.

Il Fox-Trot si balla in coppia, a presa chiusa e con dei movimenti simultanei; con passi lunghi e seguendo l’esterno della pista da ballo, la posizione dovrà essere eretta, con i piedi uniti e con una spinta tacco-pianta mai troppo eccessiva. I passi devono essere lunghi (almeno in generale), senza forzature, seguendo la linea di ballo lungo l’esterno della pista. Si tratta quindi di un ballo elegante, senza ondeggiamenti, con i piedi che dovranno rimanere sempre uniti nel momento della chiusura e con le punte perennemente parallele; il Fox-Trot non è dunque particolarmente complesso ma richiede una certa scioltezza nonché un’alta velocità di esecuzione nel passaggio da una figura all’altra.

Le varianti più note del Fox-Trot: lo Slow Fox e il Quickstep

Come abbiamo detto, a partire dal momento in cui questo ballo ha iniziato ad espandersi – soprattutto con l’arrivo nel Vecchio Continente – si sono sviluppate diverse varianti del Fox-Trot, alcune più lente ed altre più veloci; le prime vengono raccolte sotto il nome di “Slow Fot-Trot”, a volte conosciuto anche semplicemente come slow fox. Questo sottogenere fa la sua comparsa in America, negli anni ‘20, anche se il suo picco di massima popolarità coincide proprio con gli anni ‘40: quando non ci si scatenava sulle note delle big band e del loro irresistibile swing, infatti, era proprio con lo Slow Fox-Trot che gli innamorati danzavano romanticamente. Canzoni come Blue Moon e Georgia on my Mind sono probabilmente i pezzi simbolo di questo stile, e Frank Sinatra si può considerare il suo più celebre interprete.

L’esatto opposto di questo romantico ballo lento è invece il “Quickstep”: si chiama così il Fox-Trot nella sua variante più frenetica e veloce. Nasce nei primi anni ‘20 e proprio come per il Lindy Hop vede le sue origini in una perfetta fusione con altri balli come il Charleston e lo Shag; nel corso del tempo, questa evoluzione del Fox-Trot si è differenziata così tanto dalla sua forma base che oramai si può considerare un vero e proprio ballo a sé stante: la figura maschile infatti schiude i piedi molto spesso e per certi versi siamo più vicini ad un valzer che al Fox-Trot stesso (anche se il tempo, anziché essere in 3/4, è in un più canonico 4/4). Un ritmo particolarmente vivace che è dovuto soprattutto all’influenza del jazz, che in quegli anni spopolava nei maggiori locali. Dal Fox-Trot sono poi derivati altri balli che hanno preso tutt’altre direzioni, come ad esempio lo Shimmy… ma di questo parleremo un’altra volta!