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Giochi e giocattoli vintage: come si divertivano i nostri nonni negli anni ‘30

Si può essere appassionati di cultura vintage senza conoscere usi, costumi e abitudini di chi ha vissuto i primi anni del secolo scorso in prima persona? Certo si può avere una fascinazione innata per quella particolare estetica, oppure limitarsi ad amare (e ballare) la musica swing americana di quei tempi…

Ma chi si sente vintage nell’anima sarà senz’altro cresciuto con i racconti degli anziani: storie ormai dimenticate alle quali però è impossibile non sentirsi profondamente legati… quante volte, ad esempio, i nostri nonni ci hanno raccontato come amavano divertirsi da bambini? La società digitalizzata e ultra connessa in cui viviamo rende davvero difficile riuscire ad immaginare come ci si potesse divertire nei primi anni del Novecento, a cavallo fra le due più grandi guerre dell’era contemporanea.

Oggigiorno ogni ragazzino possiede uno smartphone ed è in grado di usare un tablet, spesso anche meglio dei suoi genitori… e i racconti di quel passato lontano che tanto amiamo stanno poco a poco perdendosi nei labirinti della memoria: eppure molti dei giochi di una volta sono ancora validi e in grado di farci viaggiare con la fantasia!

Giocare nei primi anni del Novecento: fantasia e manualità

Se al giorno d’oggi quando un bambino pensa al gioco si immagina davanti allo schermo di un televisore con un joypad in mano, nel corso degli anni ‘30 e ‘40 la realtà era ben diversa: la povertà era purtroppo ancora diffusa, soprattutto nelle zone rurali, e per divertirsi i più giovani dovevano dar frutto a tutta la loro fantasia e manualità.

Le attività si svolgevano prevalentemente all’aria aperta e non di rado i più piccoli chiedevano aiuto agli artigiani locali (genitori, parenti ma anche proprietari di piccole botteghe di paese) per farsi costruire i loro giochi: carretti o slitte, nella gran parte dei casi, oppure trottole e fionde; le mamme e le nonne provvedevano invece ad assemblare delle bambole di pezza per le figlie e le nipotine.

Proprio la mancanza di dispositivi elettronici, videogiochi e computer, all’epoca era molto più naturale giocare in gruppo: le compagnie dei più giovani si radunavano così nei giardini interni delle case degli amici più fortunati, oppure si davano appuntamento nella piazza del paese. Chi viveva in campagna poteva trovare un universo di divertimento anche nei pressi della propria stalla di famiglia, oppure nel campo di qualche contadino.

Il gioco dei quattro cantoni e la palla avvelenata

Quando i nostri nonni si ritrovavano, da bambini, a giocare tutti assieme nel corso dei lunghi pomeriggi estivi, spesso l’unica cosa di cui disponevano era una palla! E quando non si giocava a calcio, l’alternativa era quasi sempre la cara vecchia “palla avvelenata”. Ma come si gioca? L’anglofonia sempre più imperante dei giorni nostri ne ha trasformato il nome in un (decisamente) meno affascinante dodgeball. Tuttavia, le regole restano le medesime!

Le due squadre si affrontano lanciandosi la palla da un campo all’altro: chi viene colpito dalla palla “avvelenata” diventa prigioniero della squadra avversaria e potrà liberarsi solo ricevendo il pallone da un compagno. Un gioco divertentissimo nel quale le pallonate si sprecano… ma anche le risate!

Se nessuno aveva a disposizione una palla e ci si ritrovava in cinque, una buona alternativa era il gioco dei quattro cantoni. Anche in questo caso le regole erano più semplici che mai: quattro partecipanti presiedono quattro angoli (i cantoni, per l’appunto) a scelta. Il quinto rimane al centro, senza un angolo da presiedere: dovrà “rubarlo” a uno dei quattro amici! In realtà, pur chiamandosi così, il gioco poteva avere ben più di quattro cantoni e spesso ci si ritrovava in dieci o quindici amici, ognuno a presiedere un cantone che di angolo aveva ben poco!

I giochi dei nostri nonni: le biglie, il cerchio e la lippa

I giocattoli dei nostri nonni, come già detto, non si compravano certo al supermercato: spesso erano delle piccole opere d’ingegno realizzate da amici o parenti con l’arte della falegnameria. Uno dei pochi giochi che si potevano acquistare, magari dal tabaccaio di paese, erano le biglie: delle piccole palline colorate, realizzate generalmente in terracotta e che i bambini utilizzavano per sfidarsi facendole correre lungo delle interminabili piste. Venivano spinte con un colpetto dato con l’indice, tramite una biglia più grossa delle altre; a volte, un po’ come nel golf o nel biliardo, lo scopo era quello di centrare una buca.

Un altro gioco davvero iconico di quegli anni è senza dubbio il cerchio. Di cosa si tratta? Lo dice il nome stesso: un semplice cerchio in legno, che i nostri nonni si divertivano a far correre per la strada cercando di tenerlo in piedi con dei brevi tocchi di bastone. Un gioco davvero basilare che lascia bene intendere quanto poco fosse necessario all’epoca per divertirsi genuinamente. E quando ci si era allenati a sufficienza, si potevano scatenare dei veri e propri inseguimenti al cerchio a squadre!

Ultimo, ma non per per importanza, il gioco della lippa: praticato soprattutto dai maschietti, si trattava di un gioco dai principi per certi versi simili all’odierno baseball. La “lippa” era un piccolo cilindretto di legno, lungo circa una decina di centimetri e con le estremità appuntite. Il bambino che veniva scelto si posizionava al centro di un cerchio disegnato a terra e doveva colpire l’estremità della lippa con un bastone; quando questa schizzava in aria, doveva essere colpita al volo e lanciata il più lontano possibile!