Glenn Miller: storia, vita e biografia di un gigante di Boogie e Swing
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Glenn Miller: storia, vita e biografia di un gigante di Boogie e Swing

L’era d’oro del jazz e dello swing – ovvero quel decennio intercorso tra il 1935 ed il 1945, del quale abbiamo approfonditamente parlato in questo articolo – ha avuto un gran numero di protagonisti, tanto che è difficile riuscire ad orientarsi nel panorama musicale di quegli anni; conoscete già la storia e la vita di Benny Goodman, il più grande clarinettista della storia nonché uno dei musicisti più influenti del settore; oggi, invece, andremo a narrare le gesta di un altro gigante dello swing e del boogie, autore di canzoni indimenticabili e virtuoso del trombone: con quest’ultimo indizio in molti, probabilmente, avranno capito che stiamo parlando di Glenn Miller!

La gioventù di Glenn Miller, dalle fattorie del Colorado a New York

Come molte storie di inizio Novecento ambientate nel Midwest degli Stati Uniti, anche quella di Alton Glenn Miller comincia in una realtà rurale davvero povera; nato il primo marzo del 1904 in una piccola cittadina dell’Iowa, il nostro passò la prima giovinezza traslocando di casa in casa, dal Nebraska fino ad arrivare al Missouri. La passione per la musica, però, scorreva già nel suo sangue: appena adolescente, riuscì ad acquistare il suo primo trombone grazie al suo lavoro in fattoria; fu mungendo mucche, infatti, che Glenn Miller fu in grado di guadagnare i soldi che gli permisero di comprare l’agognato strumento. Trasferitosi definitivamente in Colorado assieme alla famiglia, la stabilità gli permise di iniziare finalmente a prendere le prime lezioni: intorno al 1920, infatti, riuscì ad aggregarsi all’orchestra di Boyd Senter, nella quale mosse i suoi primi passi nel mondo della musica che conta.

Nel corso del suo percorso universitario, alla Colorado State University, si unisce all’orchestra di Ben Pollack ed inizia a lavorare anche nel ruolo di arrangiatore, dimostrando fin da giovane di avere un orecchio di prim’ordine; la strada ormai era segnata e non ci volle molto prima che lo studente Glenn Miller decise di vivere di sola musica. Nei primi anni ‘30 abbandonò definitivamente le zone rurali del suo Midwest per raggiungere New York: nella Grande Mela i suoi sogni potevano diventare realtà, anche se inizialmente la sua occupazione fu principalmente in ruoli di turnista. Così, tra uno spettacolo dal vivo ed una registrazione in studio, Glenn Miller iniziò a farsi conoscere: nel 1937 formò la sua prima orchestra assieme a dei sassofonisti d’eccezione (i fratelli Dorsey e Ray Noble).

La formazione della Glenn Miller Orchestra e i suoi primi successi

La nascita della prima orchestra di Glenn Miller permise al musicista di dare finalmente una forma concreta alle sue idee in ambito artistico, sfruttando le qualità ed il suono unico del suo trombone e cercando di amalgamarlo al meglio con il timbro dei quattro sassofoni. Ma fu solo l’anno seguente che arrivarono i primi successi, grazie ad una seconda orchestra che portava il suo stesso nome: il 1938, infatti, è l’anno in cui la Glenn Miller Orchestra nasce ufficialmente, grazie anche ad un contratto stabile per esibirsi al Glen Island Casino e ai diversi spettacoli radiofonici a cui partecipa.

I primi dischi furono solo la conferma del suo talento, e le vendite delle prime incisioni parlavano da sole; tra il finire degli anni ‘30 e i primi anni ‘40 la Glenn Miller Orchestra diventa in assoluto l’orchestra più richiesta degli interi Stati Uniti: brani come “In the Mood” e “Moonlight Serenade” spopolarono letteralmente, anche se il massimo successo vennge raggiunto con “Chattanooga Choo Choo” ed il suo milione di copie vendute in poco meno di tre mesi. Era il 1942 quando questo pezzo divenne ufficialmente il primo Disco d’Oro della storia del mercato discografico: la RCA, celebre etichetta, ideò questo premio proprio per lui, dipingendo letteralmente una copia del vinile in questione e consegnandoglielo nel corso di una trasmissione radiofonica. Grazie a Glenn Miller, quindi, nasce il riconoscimento che in seguito si evolverà – fino ai giorni nostri – nel disco d’Argento (500.000 copie vendute) e il disco di Platino (10 milioni).

Lo scoppio della guerra e le leggende metropolitane su Glenn Miller

Come successe a molti altri grandi artisti dell’era d’oro dello swing, anche la vita di Glenn Miller cambiò radicalmente con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1942, però, il nostro ha 38 anni ed è troppo anziano per essere chiamato alle armi. Decide comunque di arruolarsi come volontario, con l’intenzione – una volta ottenuto il grado di maggiore – di essere messo a capo di un’orchestra militare da lui diretta: la Army Force Band diventa così l’ultimo grande parto artistico di Glenn Miller. Anni dopo il generale James Doolittle, eroe di guerra e comandante del raid aereo su Tokyo proprio nel 1942, lo descrisse come “il più grande aiuto per il morale delle truppe sul fronte europeo dopo una lettera da casa”: parole bellissime che avrebbero senz’altro riscaldato il cuore del musicista, se avesse potuto sentirle.

Un’infausta tragedia infatti ce lo portò via il 15 dicembre del 1944, quando il piccolo aereo monomotore sul quale stava attraversando la Manica per raggiungere l’appena liberata Parigi scomparì misteriosamente dai radar. Nessuno tutt’oggi sa cosa successe, tanto che Glenn Miller risulta ufficialmente disperso: ma fu molto probabilmente un incidente – dovuto forse a un guasto ai motori, oppure all’impatto con le bombe degli aerei inglesi che stavano colpendo la Germania – a far precipitare e inabissare il velivolo; il mancato ritrovamento del corpo è da anni fonte delle più incredibili teorie del complotto: alcuni dicono che sia morto anni dopo, a Parigi, e che la sua morte fu soltanto una messa in scena. Ma chi può dirlo? A noi, dopotutto, basta riascoltare ancora una volta “Moonlight Serenade” per sentirlo ancora più vivo che mai, a dispetto di ogni leggenda.