Occhiali vintage: la storia, quali modelli, come e perché sceglierli

Fra i numerosi accessori che possiamo utilizzare per creare al meglio il nostro outfit, gli occhiali sono uno dei più sensibili e importanti; dopotutto, chi non ha una vista perfetta li dovrà suo malgrado portare ogni giorno per tutto il giorno, mentre è risaputo che un buon occhiale da sole è un grado di donare “più carisma e sintomatico mistero”. Oggi come oggi il concetto di “eyewear” è più sentito che mai e quasi tutti i brand – dal più quotato al meno noto – propongono degli occhiali di design davvero accattivanti: ma non è sempre stato così, una volta l’occhiale serviva semplicemente a vederci meglio o a riparare dal sole, per cui c’era una percezione ben diversa di questo accessorio. Con il passare degli anni, i pochi modelli che per qualche ragione hanno fatto la storia sono rimasti nell’immaginario e sono tutt’oggi quotati come veri e proprio oggetti di culto. Occhiali vintage, da uomo o da donna, in questo articolo parliamo proprio di loro…

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I Ray-Ban Wayfarer, gli occhiali vintage per eccellenza

Uno dei modelli più famosi nella storia dell’eyewear – nonché i più venduti in assoluto – sono senza dubbio i Ray-Ban Wayfarer. In molti li conosceranno grazie al fenomeno culturale generato nei tardi anni ‘80 dal film The Blues Brothers, con Dan Aykroyd e John Belushi; ma la storia di questi occhiali ha radici molto più profonde che risalgono ai primi anni ‘50. Era il 1952 infatti quando Raymond Stegeman li disegnò per conto della Bausch & Lomb, dando un taglio netto al design dei decenni precedenti e presentando per la prima volta una montatura realizzata con materie plastiche. Se si pensa che prima di allora gli occhiali erano realizzati con montature di metallo, spesso molto sottili, si intuisce subito la portata della rivoluzione che i Wayfarer hanno rappresentato: il successo fu praticamente istantaneo e questo modello di occhiale divenne un vero status symbol, soprattutto nell’ambito della moda maschile; come in molte altre occasioni, anche in questo caso il cinema ha contribuito enormemente alla loro diffusione, con testimonial di prim’ordine e modelli d’eccezione come Kim Novak e Marilyn Monroe.
All’inizio del decennio successivo il successo di questi occhiali non accennava a diminuire, tanto che chiunque tutt’oggi si ricorda l’immagine di Audrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany”, mentre ne sfoggia una particolare versione dalle lenti enormi. I Ray-Ban Wayfarer sono tutt’oggi popolarissimi ed è facile trovarli in ogni negozio, con la stessa identica forma che avevano oltre 70 anni fa: ne circolano ancora diversi pezzi originali dell’epoca fra i collezionisti, ma le cifre sono davvero da capogiro. Per cui, comprare un comunissimo occhiale Wayfarer è un buon modo per essere vintage senza impazzire né tantomeno spendere una fortuna!

L’occhiale Ronsir e la montatura Browline, il fascino vintage passa dalle sopracciglia

Il marchio Ronsir è stato creato dalla Shuron intorno alla fine degli anni ‘40, dando il via al cosiddetto modello di occhiale “Browline”: il nome deriva dal fatto che la montatura contorna le sopracciglia (“brows” per l’appunto) conferendo a chi la indossa un’aria chic ed al contempo raffinata. La particolarità più inconsueta derivava dalla possibilità di cambiare la parte superiore della montatura all’occorrenza, così da poter indossare ogni giorno un occhiale dalla forma e dal colore diverso dal precedente. Il grande successo di questa tipologia di occhiale portò numerosi altri brand a produrne una loro versione del Ronsir, tra cui la Art-Craft (che produsse così i modelli Clubman e Leading Lady, rispettivamente per uomo e donna) e la solita Ray-Ban, con i suoi Clubmaster. Nel corso degli anni ‘50 la Shuron modificò il design di partenza e creò i Rondon, muniti di una montatura in alluminio molto più leggera della precedente. Come per tutti gli accessori e i capi di tendenza, anche gli occhiali Browline hanno avuto nel corso degli anni diversi testimonial eccellenti: il nome di maggior rilevanza è probabilmente quello di Malcolm X, che li indossa in numerose (e celebri) fotografie dell’epoca; ma anche il presidente degli USA Lyndon B. Johnson ne possedeva un paio. Lo sponsor più eccellente degli occhiali Browline degli anni ‘50 rimane comunque il faccione del Colonnello Harland Sanders, ovvero il fondatore della celebre catena Kentucky Fried Chicken: ce l’avete tutti presente, vero?

Le montature Cat-Eye degli anni ‘50 e gli italianissimi Carrera

Quando si tratta di occhiali vintage da donna è impossibile non citare le forme davvero retrò delle montature Cat-Eye, ovvero letteralmente “a occhi di gatto” (a volte chiamati erroneamente “a farfalla”, come quelli molto più stravaganti e inusuali della mecenate americana Peggy Guggenheim). Ad aprire il trend negli anni ‘50 fu – anche questa volta – Marilyn Monroe, che li indossava sia da vista che da sole, ma nel decennio successivo fu Jacqueline Kennedy a renderli popolari. La loro caratteristica principale è il sinuoso contorno dagli angoli superiori allungati verso l’esterno, che va a creare così quel tipico aspetto “felino”; il modello classico è di colore completamente nero e si può utilizzare sia da vista che da sole. Negli ultimi anni però c’è stato un vero ritorno di fiamma per questo stile, che ha visto diversi produttori realizzarne delle versioni colorate con le foggie più inconsuete: in compenso va detto che si possono indossare in ogni occasione e che danno un tono veramente d’altri tempi a chi li porta. Per concludere questa carrellata nel mondo dell’eyewear vintage, infine, non possiamo non citare gli italianissimi Carrera: con questo nome, che corrisponde anche al brand che li produce dall’ormai lontano 1956, si intende un occhiale dallo stile unico adatto sia agli uomini che alle donne e caratterizzato da una montatura semplice che abbraccia le lenti sinuosamente lungo tutto il loro perimetro. Una scelta davvero iconica e tutt’oggi disponibile nella stessa tipica forma, per chiunque intenda indossare un occhiale vintage e allo stesso tempo più italiano che mai!