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Scarpe saddle (o “a sella”): cosa sono e quali caratteristiche hanno?

Quando si parla di scarpe vintage, in molti pensano alle semplici e ancora molto diffuse Oxford, alle meno conosciute Monk Strap oppure – nel caso delle ragazze – alle classiche e graziose Mary Jane. Ma ci sono molti altri modelli di calzature provenienti dai primi anni del Novecento che sono ancora oggi molto in voga: un esempio lampante è rappresentato dalle scarpe “saddle”, conosciute in inglese con il nome di saddle shoes.

In questo articolo, come da nostro costume, andremo ad approfondire nel dettaglio non solo la storia di questo particolare capo d’abbigliamento… ma anche ad elencare le loro caratteristiche, cercando di capire come si sono evolute negli anni e chi le ha adottate nel corso dei vari decenni. Insomma, sedetevi belli comodi e preparatevi ad un viaggio nel mondo delle mitiche scarpe “a sella”: buona lettura!

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Le origini delle scarpe saddle

Per raccontare come sono nate le saddle dobbiamo tornare indietro nel tempo di oltre un secolo, per la precisione fino al 1906: siamo a Chicago, nella sede dell’azienda di articoli sportivi Spalding, nota fin da allora per i suoi palloni da basket. Proprio qui viene concepito, per la prima volta, un nuovo modello di scarpa da ginnastica: l’azienda decide di battezzarle “saddle oxfords” e di dedicarle ai giocatori di tennis e a squash per via della loro suola piatta in gomma, che garantisce un buon “grip” al terreno.

Già, inizialmente le saddle si potevano considerare delle vere e proprie “scarpe da ginnastica”, o quantomeno delle antenate di questa tipologia di calzatura. Ma quali sono invece le origini del loro nome? È presto detto: non si tratta di scarpe adatte per l’equitazione… la “sella” di cui si parla è quella particolare porzione di pelle in contrasto posizionata sul collo della scarpa (e spesso anche sul tallone) che dona alla calzatura un aspetto molto particolare, simile appunto a quello di un cavallo sellato.

Non ci volle molto tempo prima che le saddle diventassero popolari anche al di fuori dai campi da gioco: già negli anni ‘20, infatti, molte donne iniziarono a indossarle proprio per le loro caratteristiche sportive e – di riflesso – “maschili”… attributi che, soprattutto in quegli anni di emancipazione (basti pensare al movimento delle flapper), le donne volevano assolutamente far loro. Proprio per questo le saddle rimasero delle scarpe considerate “da donna” per almeno un paio di decenni…

Il successo delle “saddle shoes” negli anni ‘30 e ‘40

Le scarpe saddle divennero così un simbolo per le donne dei ruggenti anni ‘20, e amavano abbinarle con dei pantaloni (all’epoca una vera rivoluzione) e portando i capelli corti. Quando questo movimento lentamente si spense, sul finire del decennio, scoppiò una delle più grandi crisi economiche dello scorso secolo: la Grande Depressione fece calare le vendite di ogni cosa, comprese le scarpe… tuttavia, le scarpe a sella – grazie ai loro materiali di costruzione “poveri” – rimasero molto popolari.

Grazie alle loro economiche suole in gomma, le saddle tornarono in voga e iniziarono ad essere indossate anche dagli uomini. E con questo ritorno di fiamma i produttori decisero di ampliare la scelta dei modelli disponibili: dal solo bianco e nero di prima, vennero introdotte sul mercato anche le saddle marroni e bianche (o in alternativa anche in versione blu e bianco). Questi modelli erano davvero comuni e li indossavano tutti, dai ragazzi agli uomini d’affari, oltre ovviamente alle donne.

Nel corso degli anni ‘40 divennero popolari soprattutto tra le ragazze più giovani: non a caso la saddle shoe è diventata il simbolo delle fan del grande Frank Sinatra. Questa popolarità delle scarpe a sella fra i più giovani continuò anche nel corso del decennio successivo: si abbinavano alla perfezione, infatti, anche ai mitici blue jeans che iniziavano a spopolare negli anni ‘50. Le giovani erano solite indossarle con dei lunghi calzini, ripiegati sulle caviglie: per ciò, in questo periodo le saddles divennero note come bobbysoxers.

Le scarpe saddle dagli anni ‘50 ad oggi

Nel decennio del rock and roll per eccellenza, tra una canzone di Elvis e una di Little Richard, le saddle shoes erano così popolari che iniziarono a diffondersi addirittura tra gli studenti, che amavano indossarle durante le lezioni di ginnastica per via della loro comodità. Quella stessa suola in gomma che le aveva rese perfette per i tennisti e che aveva permesso al modello di sopravvivere durante la grande crisi economica, ora torna utile alle nuove generazioni che si allenano nei college statunitensi.

Alla fine di questo periodo di popolarità, però, il bisogno di ribellione che i più giovani covavano nei confronti dei loro genitori – e che sfociò nelle proteste e nei movimenti del 1968 – fece subire alle saddle shoes un brusco calo nelle vendite. La scarpa a sella, infatti, si era trasformata in un simbolo della tradizione e dell’establishment: esattamente ciò contro cui si ribellavano i ragazzi del nascente movimento hippie. Il mondo stava letteralmente cambiando per sempre, e così gli usi e i costumi dei più giovani.

Da allora, la saddle shoe è stata praticamente dimenticata dal mainstream e coloro che ancora le indossano lo fanno, più che altro, per vestirsi “a tema” nelle feste anni ‘50: insomma, vengono utilizzate alla stregua di un costume. Tuttavia, non mancano gli amanti del vintage che amano sfoggiarle anche nella quotidianità, spesso con abbinamenti di colore stravaganti. Pertanto, se non le conoscevate e avete l’opportunità di procurarvene un paio, non esitate: potreste contribuire al far tornare in auge un vero e proprio pezzo di storia!