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La Storia dello Swing e del Rock and Roll: arriva il Lindy Hop (1931 – 1935)

Nelle scorse puntate della Storia dello Swing e del Rock and Roll abbiamo visto come si sono sviluppati la musica e i balli jazz nelle comunità afroamericane più povere degli Stati Uniti. Abbiamo poi assistito alla nascita del Charleston e della sua diffusione sui grandi palcoscenici di Broadway: in buona sostanza, un ballo che possiamo definire “povero” era diventato incredibilmente popolare nel giro di pochissimo tempo.

In seguito abbiamo vissuto la nascita della musica swing e delle prime Big Band: vere e proprie orchestre capeggiate da leader incredibilmente dotati e carismatici (come ad esempio Duke Ellington e Benny Goodman), che intorno alla fine degli anni ‘30 hanno iniziato a furoreggiare nelle sale da ballo più popolari di New York. Una vera e propria calamita per i giovani ballerini, che proprio in questi anni davano forma al Lindy Hop…

Il Lindy Hop come fenomeno culturale di massa

Fu proprio uno dei più grandi ballerini di Lindy Hop di tutti i tempi a coniare il termine Lindy Hop nel 1927, facendo riferimento alla celebre traversata dell’Atlantico che Charles “Lindy” Lindbergh aveva effettuato proprio qualche mese prima. Ci riferiamo a Shorty George e non possiamo proprio biasimarlo: dopotutto, ballare Lindy Hop era un po’ come volare, grazie a quelle inconfondibili figure acrobatiche e scatenate che lo caratterizzavano. Era un ballo che vedeva al centro di tutto la creatività e l’improvvisazione di chi si esibiva.

Così, nei primi anni ‘30, questo ballo si diffuse in maniera quasi contagiosa; in breve divenne un vero fenomeno popolare di massa, una tendenza incontrollabile che aveva come centro nevralgico la città di New York e per la precisione il quartiere di Harlem. Qui infatti sorgevano le ballroom più frequentate e si esibivano non solo i più grandi musicisti con le loro orchestre ma anche i giovani ballerini; alcuni di loro non potevano proprio immaginare che sarebbero diventati delle celebrità amate in tutto il mondo, capaci di raggiungere anche gli schermi dei cinema.

Tra i locali che andavano per la maggiore ad Harlem c’erano il Cotton Club, il Lenox Lounge e mille altri; tuttavia, il luogo che più di ogni altro era fin da allora destinato ad entrare nella leggenda era il Savoy Ballroom. Nato nel 1925, il Savoy era il principale luogo di ritrovo per i ballerini afroamericani; qui il Lindy Hop prese subito piede fino a diventare un vero simbolo per il locale, tanto che tutt’oggi questo ballo viene conosciuto come Savoy Style! Tra queste mura, inoltre, muovevano i primi passi dei futuri giganti come Norma Miller e Frankie Manning.

Il ballo e l’integrazione culturale nei primi anni ‘30

Anche se nelle comunità bianche e in Europa veniva chiamato Jitterbug (dall’inglese jitter, ovvero nervoso, per via dei movimenti sincopati del ballo) il Lindy Hop di Harlem era un’esclusiva dei ballerini afroamericani; fin dagli albori è un ballo che si pratica principalmente in coppia – anche se non mancano i cosiddetti solo steps – e si distingue per la sua struttura a 8 o 6 tempi. Al giorno d’oggi le scuole di ballo tendono a formare i ballerini con dei percorsi precisi, ma all’epoca il Lindy Hop era per gran parte pura improvvisazione.

Nonostante ciò, molti bianchi nei primi anni ‘30 desideravano imparare a muoversi come i ballerini che vedevano al Savoy. Le scuole di ballo tradizionali erano assolutamente impreparate e non riuscivano a concepire l’esistenza di una disciplina così selvaggia; fu proprio questo il motivo che portò numerosi aspiranti ballerini a rivolgersi ai neri, in barba a qualsiasi discriminazione razziale. I fenomeni razzisti, ai tempi purtroppo incontrollabili, venivano così spazzati via grazie alla musica e al ballo…

Leggenda narra che molti ballerini di colore, all’epoca, usassero spillare alla propria camicia un foglietto con il numero di telefono o della scuola in cui insegnavano a ballare il Lindy Hop; così, chiunque volesse imparare, avrebbe dovuto solo alzare la cornetta! Per queste ragioni possiamo oggi parlare della musica swing e dei suoi balli come del primo vero e indiscutibile fenomeno trasversale, capace di appassionare e di unire persone fino a pochi mesi prima distantissime per etnia e ceto sociali.

Il lato oscuro degli anni ‘30: crisi e Proibizionismo

Purtroppo, però, sarebbe profondamente errato ricordare questo periodo storico solo per la gioia e la spensieratezza della musica e del ballo. La crisi del 1929, partita proprio dagli Stati Uniti, giunse nel corso dei primi anni ‘30 anche nel continente europeo; Inghilterra, Francia e Germania vennero ridotte letteralmente in ginocchio. Gli Stati Uniti non se la passavano meglio, tanto che a divertirsi – paradossalmente – erano proprio le comunità più povere che non possedevano nulla neanche prima dell’avvento della recessione.

Sappiamo bene, comunque, come ad ogni grande crisi corrisponda poi un florido periodo di rinascita: l’arresto di Al Capone e le nuove strategie politiche inaugurate dal presidente dell’epoca Franklin D. Roosevelt portarono al termine l’età oscura del proibizionismo. Contemporaneamente, l’industria cinematografica di Hollywood cercava di rinnovarsi, permettendo alla 20th Century Fox di muovere i primi passi e di iniziare la lavorazione di alcuni musical che ricordiamo tutt’oggi come dei capolavori.

I primi anni ‘30 furono dunque un periodo irripetibile, partiti nel segno dell’oscurità e dei più plumbei presagi e sbocciati poi in una stagione di grande gioia e innovazioni. Non solo dal punto di vista politico ed economico, ma anche per quanto riguarda la musica, il cinema e l’intrattenimento in generale; per noi appassionati, inoltre, questo lustro assume maggior rilevanza grazie alla definitiva esplosione del fenomeno del Lindy Hop, che per almeno quindici anni accompagnò centinaia di migliaia di ballerini!